Gli Appunti di Sociospunti

dal blog di Agnese Vardanega

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Ieri Annunziata e Alfano hanno inaugurato una nuova modalità di intervista televisiva: in mezz’ora, parlano contemporaneamente la giornalista e l’intervistato. Così il tempo raddoppia. Poi a casa, i telespettatori separano le tracce audio e ascoltano chi gli pare.

E’ la tv che si adegua ai tempi del pulled content?

In 1/2 h - Angelino Alfano 17/03/2013 (di rai)

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Sondaggi, profezie che si autoavverano e cattiva informazione

la vera ragione per cui i sondaggi spesso ci offrono delle fotografie inesatte, è che i sondaggisti, in Italia, utilizzano un metodo non impeccabile: il famoso ‘Cati’, cioè una rilevazione diretta realizzata attraverso interviste telefoniche su rete fissa. Rete fissa, sì: vuol dire che quando vedete un sondaggio, tranne rarissime occasioni, le persone che vengono interpellate sono quelle che hanno intestato un numero di telefonia fissa”. Solo quelle, già. “Di conseguenza – prosegue – i più giovani, cioè quelli che per esempio hanno solo un telefonino e non hanno intestato alcun numero di telefonia fissa e che sono poi il campione tradizionalmente più indeciso che determina il risultato di un’elezione, non vengono intercettati: e in un certo senso la ragione per cui i risultati imprevedibili spesso non si riescono a prevedere dipende proprio da questo problema qui. Attenzione però: non è un capriccio dei nostri sondaggisti. E’ che, in Italia, per poter chiamare sul telefonino e fare interviste volanti, occorrono pratiche lunghe e interminabili iter burocratici dal garante della privacy (a proposito di riservatezza: a ridurre la pleatea dei possibili intervistati c’è la facoltà di accedere alla rete fissa senza figurare sugli elenchi, ndr). Dunque non è impossibile, occorre solo più tempo”.

Come se ne esce?

La composizione spesso monolitica del campione di cui si nutrono i sondaggi italiani, oltre a favorire l’eterogeneità delle rilevazioni (qualcuno ha capito quanto sono distanti realmente Berlusconi e Bersani?), contribuisce anche a creare un circolo vizioso che, alla lunga, giova ai grandi partiti e produce un’altra specie di profezia che si autoavvera.

(Fonte: ilfoglio.it)

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Austerità espansiva ed aspettative dei consumatori

Secondo la tesi dell’“austerità espansiva”, le politiche di taglio della spesa pubblica alimenterebbero la crescita. Il che significa assumere che i cosiddetti moltiplicatori della politica fiscale siano negativi, e cioè che una politica fiscale restrittiva (quando il prelievo fiscale eccede la spesa pubblica) determini una crescita del Pil. Per arrivare a queste conclusioni si effettuano una serie di ipotesi irrealistiche sul comportamento dei consumatori e degli imprenditori secondo le quali una riduzione della spesa pubblica genererebbe aspettative di calo della pressione fiscale e dei tassi di interesse; e ciò, a sua volta, porterebbe a una revisione dei piani di spesa delle famiglie e delle imprese tale da imprimere un incremento alla spesa per beni di consumo e investimenti produttivi. Da qui l’aumento del Pil.

Lo stupore di Alesina-Giavazzi e la favola dell’auterità espansiva

Non ho strumenti per valutare la teoria in quanto tale, ma mi chiedo: qualcuno in Italia (in Europa) si è creato aspettative sul calo della pressione fiscale?

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